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Essere mamme ai tempi degli attentati terrorstici

La vita di tutti noi trentenni è stata bene o male influenzata dagli attentati terroristici. L’11 settembre del 2001 avevo 19 anni, ero al secondo anno di università, mi stavo preparando a un esame della sessione autunnale ed ero a casa con mia madre che stava in salotto: subito ci rendemmo conto che il mondo stava cambiando. Oggi, a quasi 15 anni da quel giorno terribile, ancora facciamo i conti con morti e terrore, sono cambiate le sigle da Al Quaeda a Isis a Daesh, ma la paura è la stessa.

Le vittime del terrorismo sono tantissime, sono sparse in tutto il mondo, hanno nomi diversi, credi diversi, nazionalità diverse, ma tutte sono accomunate da una cosa: la loro vita si è spezzata all’improvviso per mano di chi in nome di un ideale ha deciso di seminare morte e terrore.

Fino all’anno scorso ogni volta che i telegiornali ci mettevano davanti a certe immagini, pensavo a come avrei reagito se fossi stata una di quelle mamme a cui gli attentati terroristici avevano portato via i loro figli, come avrei potuto sopravvivere a tanto strazio e tanta angoscia, ma dopo gli attacchi di novembre a Parigi tutto è cambiato.

Quando l’ISIS ha colpito la vita notturna della capitale io ero incinta, aspettavo già Penelope e non ho potuto fare a meno di chiedermi in che mondo stessi mettendo mia figlia. Gli attentati terroristici di Nizza mi hanno lasciata senza parole, pensare a tutti quei bambini morti mentre si godevano una serata speciale – il 14 luglio è la festa della Francia, la celebrazione di un giorno che ha cambiato la storia di tutta l’umanità e che ha determinato la svolta decisiva per costruire il mondo di uguaglianza e libertà che tanto amiamo – mi ha spezzato il cuore. E se prima pensavo a un figlio ipotetico, senza volto, senza nome, che sarebbe potuto nascere oppure no, oggi che la mia bimba la tengo tra le braccia tutto ha un sapore diverso.

Immagino che tutte le altre mamme come me si siano chieste la stessa cosa… ‘Ma in che mondo sto mettendo mia figlia?’. Dopo l’undici settembre – e come me, credo tutti – ogni volta che ho preso un volo ho avuto un po’ di paura – quella fisiologica che potesse esserci un incidente in aria, unita a quella che dei terroristi scegliessero proprio il mio aereo per fare un attentato – poi arrivata a destinazione mi tranquillizzavo, arrivavo in aeroporto e iniziavo la vacanza senza pensieri. Oggi abbiamo scoperto che nessun posto è sicuro: un bar, lo stadio, una sala per concerti, la metropolitana, una spiaggia e perfino un lungomare affollato.

Non ci sono posti sicuri.

E allora che si fa? Come possiamo proteggere i nostri figli?

La risposta è che non c’è risposta. La vita continua e impareremo a convivere anche con questo costante pericolo che qualcosa all’improvviso possa spezzare le nostre vite. In fondo è la grande lezione dei nostri nonni che durante la seconda guerra mondiale – quando all’improvviso arrivava un bombardamento che ti poteva portare via non solo la vita, ma anche la casa, il lavoro….. tutto – continuavano ad amarsi, a sposarsi e a fare figli. La speranza è che presto anche questo conflitto cessi, che si arrivi anche alla fine di questa follia e che per quando la mia Penelope avrà 18 anni potrà viaggiare per il mondo, sicura come lo sono stata io, di poter gustare un caffè in un bistrot di Parigi, di poter mettere il naso all’insù e guardare i fuochi d’artificio in mezzo alla gente e di poter prendere un aereo, tutto senza paura di saltare in aria.

La mia bambina è ancora molto piccola, ma se avesse qualche anno in più non avrei dubbi e le parlerei di quello che è successo. Credo che isolare i bambini dalla realtà non sia mai una buona idea, non si sa quando possono venire a contatto con certe notizie ed è fondamentale che siamo noi a filtrarle e a spiegargli con le nostre parole quello che sta succedendo nel mondo. Se volete sapere come si fa a spiegare ai vostri figli cosa sono gli attentati terroristici vi consiglio di vedere prima questo video con tutti i consigli de Il Telefono Azzurro.

Telefono_Azzurro_ChezMaman
Clicca sull’immagine per vedere il video

 

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Madeleine H. Essere mamme ai tempi degli attentati terrorstici

Scrittrice, Love Coach, Blogger, Mamma e molto altro... in una parola Madeleine.

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