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Lettera aperta di una mamma che lavora e ci prova

In questi giorni sta girando sul web la lettera di una mamma a Beppe Severgnini che non ce l’ha fatta e si sente addosso tutto il peso di essere una mamma che lavora, che prova a far tutto e a farlo bene, ma che semplicemente non ci riesce (QUI trovate il suo sfogo). Leggendo le sue parole, il peso delle sue giornate lo senti forte, la sua ansia ti arriva chiara e ti viene voglia di prenderle la mano e dirle ‘tranquilla, ce la puoi fare, andiamoci a prendere un prosecco e tutto passa’.

Perché le ansie di questa giovane mamma sono quelle di tutte noi che abbiamo dei figli e che abbiamo scelto di continuare a lavorare, specie se ci cimentiamo in professioni in cui non c’è un orario e alle due non ti casca la penna e amen.

La verità è che viviamo in un mondo dove conciliare carriera e famiglia non è facile, al terzo mese devi rientrare a lavoro, ma gli asili nido ti prendono i bimbi solo al settimo – e manco tutti – dove se non hai un’orda di nonni, zii e controcugini pronti ad accorrere al momento del bisogno si va falliti per pagare colf, tate e baby sitter, ma ce ne dobbiamo fare una ragione. Lamentarci, sbatterci e frignare di fatto non cambierà la situazione.

Una cosa che ho imparato nella vita è che la realtà cambia quando noi cambiamo punto di vista e che a fare davvero la differenza è il modo in cui noi ci approcciamo alle cose.

Mi spiego meglio, noi donne crediamo – e lo pensiamo tutte, nessuna esclusa – che le nostre giornate tipo debbano procedere più o meno così: sveglia alle 5,30 mezz’ora di attività fisica, poi facciamo colazione leggendo una rivista di moda e cibandoci di yougurt magro, bacche di goji, cereali bio integrali. Alle sette e un quarto svegliamo i pargoli e il marito che come soldati arrivano a fare colazione, poi si preparano, noi nel frattempo ci vestiamo azzeccando l’outfit come le modelle su Pinterest, accompagniamo i figli a scuola, quattro chiacchiere con le altre mamme, caffè e di corsa in ufficio dove arriviamo puntuali e perfette. Lavoriamo ininterrottamente fino a ora di pranzo – risolvendo tutti i problemi del mondo e producendo tantissimo – pranziamo in centro con un’amica (4 foglie di insalata, un petto di pollo senza pane, caffè con dolcificante) – torniamo in ufficio per produrre ancora al massimo, poi andiamo a prendere i figli al dopo scuola, li portiamo al parco – giusto un’oretta – poi i compiti, prepariamo la cena, tutta rigorosamente bio e salutare, senza grassi aggiunti che i nostri figli gusteranno estasiati, stiriamo le camice di nostro marito, puliamo il bagno e apparecchiamo la tavola. Alle nove i figli vanno a letto, noi ci infiliamo un completino sexy, 4 salti in padella, ci strucchiamo, ci facciamo uno scrub, mettiamo in posa una maschera sul viso, leggiamo 20 pagine di Guerra e Pace, poi guardiamo le notizie sull’iPad e finalmente possiamo dormire. Ovviamente in questa routine settimanale non possono mancare anche un paio di visite all’estetista, una dal parrucchiere, un aperitivo con le amiche, le chat delle mamme su whatsApp e due visite alla suocera…

Io credo davvero che fino a quando saremo noi le prime a pretendere tutto questo, a pretendere soprattutto di fare tutto al meglio e di non dover delegare a niente e nessuno i nostri compiti, ci sentiremo tutte troppo sotto pressione e finiremo per scoppiare, esaurite. La mia chiave di lettura per le mie giornate: è dove posso metto un bel punto – magari esclamativo – e se la casa non è perfetta, la cena non è il massimo, ho dimenticato un paio di mail di lavoro, amen, domani andrà meglio.

Imparare a chiedere aiuto, imparare a dire ai nostri mariti ‘se lavoriamo entrambi allora in casa collaboriamo entrambi’ è, però, fondamentale per non farci venire un esaurimento nervoso.

Ho una figlia sola, ha ancora 4 mesi, è buonissima, ho due lavori (uno serissimo, più i blog e i libri), ma ho un marito che mi aiuta e soprattutto ho imparato a dire STICAZZI! Mia suocera storce il naso perché c’è la polvere sui battiscopa? STICAZZI! Il mio capo sbuffa perché sono in allattamento e all’una e mezza me ne vado? STICAZZI! Non sono ancora rientrata in una 42? STICAZZI!

Non sarò perfetta, ma almeno non sono esaurita… e già mi sembra un ottimo risultato!

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Madeleine H. Lettera aperta di una mamma che lavora e ci prova

Scrittrice, Love Coach, Blogger, Mamma e molto altro… in una parola Madeleine.

8 Comments

  1. Bellissima considerazione.. Sai ultimamente leggo e rileggo tante mamme che si scusano per tutto .. Con molta fatica e ci ho messo anni e anni a capirlo ;a dir il vero quando mio marito mi dice qualcosa ancora adesso ci rimurgino e mi pesa; ma sai,
    ho imparato una cosa dopo 2 figli( una di 8 anni e uno di 2 anni) a non dire nulla e sotto sotto mi dico chi se ne frega. Io purtroppo o per fortuna,dipende dai punti di vista, sono potuta restare a casa da lavorare per seguire i piccoli perché il part-time non me lo davano. Ma ora vorrei qualcosa di mio e da quando ho aperto il mio blog,quindi scrivo per passione,
    mi sento molto meglio e motivata e soprattutto ho imparato a farmi aiutare e a mandare un po i bimbi con i nonni e dedicarmi al mio hobby preferito, il cucito, sperando di farlo diventare una vera e propria professione per me.
    Grazie e scusa per il commento così lungo..

    1. Ciao Giorgia, hai fatto benissimo a scrivermi. In bocca al lupo per il tuo lavoro nuovo sono sicura che con forza e tenacia riuscirai ad arrivare dove vuoi. E soprattutto sì, impariamo a farci aiutare di più!

  2. Ciao Madeleine,

    La tua considerazione è giusta nella misura in cui ti rapporti ad una bimba ancora molto piccola e ti rapporti al semplice problema di non sentirti in grado di essere sempre al top . Io però ho letto l’articolo di cui parli , e condivido molto la posizione della mamma . Quando lavori full time , hai una bimba di 5 anni , un marito e una casa da sistemare , la stanchezza tende sempre a prendere il sopravvento . Ma più della stanchezza , sono i pensieri …. sará giusto passare solo 3 ore al giorno con tua figlia ? É giusto pagare qualcuno per fare quello che potresti fare tu e faresti certamente meglio ? Chi la seguirà con i compiti nel pomeriggio ? É giusto tutto questo ? É giusto lasciare le piccole gioie che i bambini regalano a degli estranei ? É giusto che la baby sitter condivida il primo giorno di danza con lei ? Non lo so , onestamente. Non so se questo sia il reale senso della vita e dell’essere genitore . Cerco ogni giorno una chiave di lettura alternativa ma non sono ancora riuscita a trovare quella giusta . Chi ce lo restituisce questo tempo ? Un abbracio

    1. Quando ho scritto questo post forse non ho fatto una premessa doverosa: io sono una mamma malata. Io tante cose con mia figlia non le posso proprio fare, non posso prenderla troppo in braccio, non posso farle il bagnetto e questo paradossalmente mi ha liberato da tante ansie che come è giusto che sia attanagliano noi mamme. Io credo che il punto sia decidere e andare avanti per la propria strada qualunque essa sia. Finché si vive nel dubbio del cosa sarà meglio si sta male, si è avvilite e alla fine non ci si gode comunque niente. Decidere di stare con i figli a tempo pieno o decidere di riprendere il lavoro sono entrambe posizioni giuste e valide, ci sono motivazioni condivisibili per entrambe le cose e ogni mamma deve decidere – insieme al compagno, marito o fidanzato – cosa sia giusto per la propria famiglia e per la propria vita e avere il coraggio di non voltarsi mai indietro. Non c’è un giusto oggettivo e nemmeno uno sbagliato oggettivo quando si tocca questo argomento, ma quello che posso dire con certezza è che il nostro atteggiamento è il vero e solo ago della bilancia. Accettare con il sorriso che quando si lavora inevitabilmente alcune cose si perderanno o che anche una mamma a tempo pieno deve comunque riuscire a ritagliarsi un piccolo passo per se stessa è già una grande cosa. Il punto dell’articolo è proprio questo, capire che non possiamo fare tutto, che ogni scelta implica delle rinunce e non crocifiggerci per questo. Certo non si può decidere a cuor leggero di perdersi dei momenti irripetibili, ma bisogna capire quanto questo pesa per noi e se proprio non si può allora bisogna farci forza e cercare di organizzare la nostra vita in questo senso, se proprio non si può fare altrimenti bisogna imparare a fire STI CAZZI e goderci del tempo di qualità con i nostri figli perché è questo che fa la differenza

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